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Quinta stagione per la seguitissima fiction «L’onore e il rispetto» in cui l’attore è il protagonista . L’artista: «Ora penso a qualche altro progetto, un thriller» – di ADRIANA MARMIROLI

E pensare che doveva morire a fine prima stagione Tonio Fortebracci, il romantico criminale di «L’onore e il rispetto». Uno scrupolo del regista fece però muovere una mano a Gabriel Garko a terra crivellato di colpi e agonizzante.

 

Era il 2006. Da allora è tornato altre 4 volte. Ogni volta «resuscitato» dall’amore del pubblico che ha sempre dimostrato di amare la fiction e il suo protagonista. Anche in questa quinta stagione, iniziata il 31 marzo, «L’onore e il rispetto. Ultimo capitolo» vince il confronto del più visto nella prima serata del venerdì (16%, 3.7 milioni di spettatori), regge insomma il passare del tempo e degli episodi meglio di tante altre fiction, anche nuove.

 

Visti i risultati e i precedenti, Garko, sarà davvero ultimo capitolo?

«Per me, sì. Sto pensando ad altri progetti per la tv, anche molto diversi. Mi sto anche preparando a un film, “Lazarat”, un thriller, una produzione internazionale. Ma certo, se me lo chiedessero e ci fossero le condizioni… Quando una cosa la vuoi ancora, se la interrompi ci sarà un bellissimo ricordo. Se invece vai avanti, se esageri, rischi l’indigestione».

 

Attorno a Tonio stragi totali

«Il pretesto per avere ogni volta un cast diverso».

 

E nuove innamorate. 

«Questa volta c’è Bo Derek, anche lei mia amante. Era un mito della mia giovinezza. È ancora bellissima. Lavorare insieme è stato emozionante».

 

Lei e Tonio insieme da più di 10 anni: cambiati?

«Cambiati insieme. Ma non mano nella mano: che pessima persona è. Io sono diventato più saggio e meno impulsivo, più diplomatico anche nella gestione degli imprevisti. Anche lui per un po’. Ma dopo la perdita di memoria è come se fosse rinato».

 

Un anno fa Sanremo. 

«Una porta aperta e chiusa. Un’opzione che mi sono dato di mostrarmi diverso da come il pubblico mi ha sempre visto, più simile a quello che sono. Anche negli errori, gaffe, inciampi. Mi sono divertito e la gente con me. Anche se, contemporaneamente, sono stato molto criticato».

 

L’hanno ferita?

«Che mi si possa criticare professionalmente, anche dare dell’attore cane, lo capisco, ci sta con il lavoro che faccio. Invece fa male che qualcuno pensi di conoscerti e giudicare la tua vita personale solo perché ti ha visto in tv o letto una tua intervista».

 

C’è un Garko segreto? 

«Non do mai agli altri tutto me stesso. C’è una parte di me che voglio resti mia».

 

Quest’anno è anche tornato a fare teatro?

«Per due mesi ho interpretato «Odio Amleto», con Ugo Pagliai e Paola Gassman, regia di Alessandro Benvenuti. Il prossimo ottobre lo riprendiamo. Verremo anche a Torino. È uno spettacolo comico, come non ne ho mai fatti».

 

Il suo personaggio è una star del piccolo schermo incerta tra teatro e tv, tra «Amleto» e fiction. Mai avuto la sua stessa la tentazione?

«Mai. Perché dovrei? È il bello di fare l’attore: tv, cinema, teatro sono solo le diverse strade di uno stesso lavoro».

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